Isabel Allende:
"Ho sempre avuto ben chiaro che dovevo lavorare, perché non esiste femminismo che si rispetti che non sia basato sull'indipendenza economica.”

Piano nazionale per l'Occupazione Femminile Stati generali delle Donne Alleanza delle Donne luglio 2020

 

Perché un Piano nazionale per l’occupazione femminile, come Piano integrato.

Come Stati Generali delle Donne siamo partite da Roma, il 5 dicembre 2014 presso la sede del Parlamento Europeo, con il Patrocinio del  Ministero Sviluppo Economico. Siamo presenti da febbraio 2015 in ogni Regione italiana per attivare gli Stati Generali delle donne regionali. E’  risultato fondamentale dalle nostre riflessioni declinare le politiche sul lavoro delle donne  a livello di ogni  singolo territorio cogliendone le  specificità, le vocazioni, le opportunità, per studiare e trovare soluzioni concrete ai problemi reali delle cittadine che con noi credono in una Italia che cresce e che ce la può fare. Le aree urbane e rurali sono stati laboratori per studiare nuovi strumenti e nuove strategie per  uno sviluppo sostenibile che possa mettere in moto i meccanismi per ri-creare nuova occupazione non solo per le donne.

Un  Patto per le Donne fornisce  una risposta flessibile ed integrata alle diverse esigenze territoriali, promuovendo a tal fine  un più  efficace coordinamento tra i diversi strumenti di programmazione e di pianificazione e tra le diverse fonti finanziarie disponibili, nonché tra i diversi soggetti istituzionali interessati.

Un Patto per le Donne è  un percorso unitario di intervento sui territori  finalizzato  a creare nuova occupazione femminile nell’ambito dello sviluppo economico, produttivo ed occupazionale dell’Italia, per la cui attuazione è ritenuta necessaria un’azione coordinata, con il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati, in considerazione della strategicità e complessità degli interventi, nonché per accelerarne la realizzazione, nel rispetto delle disposizioni comunitarie e nazionali.

Il rilancio dell’occupazione femminile  può essere  interpretata come una misura anti-ciclica, capace di stimolare nuova domanda lavorativa e di recuperare anche quelle professioni artigianali così preziose per mantenere l’identità territoriale. 

La strategia è quella di un superamento dell’approccio di genere rispetto alla gestione della cura e all’accesso ai congedi  all’interno di un discorso più complessivo che riguarda una progressiva “territorializzazione” dell’organizzazione del lavoro volta a favorire la costruzione di sistemi di welfare aziendale 4.0. Le donne sono spesso sia lavoratrici che care-givers e da sole spesso portano avanti le famiglie, sono multitasking e infaticabili collaboratrici animate da un grande spirito di servizio a favore del Paese. Non possono essere continuamente penalizzate nell’accesso al lavoro, negli stipendi, negli avanzamenti di carriera, né quando vanno in pensione.
Si propone la possibilità di utilizzare una programmazione negoziata con le aziende e la pubblica amministrazione in merito ad esigenze legate a stabilità del lavoro, flessibilità negli orari di lavoro, nell’organizzazione del lavoro (smart working, banca delle ore, job sharing, orario multi periodale) e alla condivisione, in base ad accordi nazionali e territoriali.
Si tratta di realizzare una migliore organizzazione del lavoro tramite un coinvolgimento diretto delle lavoratrici e dei lavoratori, che può rappresentare uno strumento di potenziamento della capacità contrattuale delle stesse e degli stessi, evitando molte demagogie sindacali che snaturano i veri problemi del Paese. 

Occorre onestà culturale e  ripartire dalle persone, ponendole al centro delle relazioni industriali ed occupazionali in genere, occorre partecipazione e responsabilizzazione, potenziando il welfare aziendale come strumento fondante nella contrattazione collettiva e territoriale per realizzare uno  scambio virtuoso necessario fra il miglioramento del benessere, del reddito, e la maggiore efficienza produttiva delle realtà produttive con scelte coraggiose ed ecosostenibili ma strategiche e rispettose dei tempi e delle esigenze del Paese e della concorrenza.
E’ questa la sfida del nostro tempo: mettere insieme la necessità di percorrere vie  innovative che sappiano ottimizzare la spesa pubblica e tutelare i nuovi rischi che derivano dall’invecchiamento della popolazione; gestire in modo organizzato e con linee di intervento chiare i processi migratori in atto;  realizzare interventi concreti, positivi, quartiere per quartiere, strada per strada, perché sono strade che i nostri figli e le nostre figlie percorrono ogni giorno.

– Il documento integrale (pdf)

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